Mamma gatta lapidata in via Nunziante. Messi in salvo i due cuccioli.

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Può un essere umano, grande e grosso uccidere a sassate un gatto randagio?


Sì, succede a Palo del Colle, in via Nunziante. L’unica colpa del povero animale pare fosse essere mamma di due cuccioli appena nati e affamati, che miagolavano tanto, per cui era costretta ad andare in giro a procurarsi del cibo. Dopo la richiesta di aiuto su Facebook per recuperare i due gattini partoriti nel profondo incavo di un albero di ulivo, a raccontarci la storia una volta arrivati sul posto è un 13enne che ha assistito inerme alla lapidazione.


“Non credevo che un uomo potesse fare una cosa così brutta” ci ha raccontato il ragazzino del quale, per tutelarlo, non riveleremo il suo nome.

La scena che ci ha accolti è stata straziante: mamma gatta massacrata a due passi dall’albero in cui aveva pensato bene di nascondere i propri cuccioli lontani dalla cattiveria umana. Dopo aver chiamato sul luogo i Vigili per renderli a conoscenza dei fatti, recuperati i due orfanelli e affidati alle cure dei volontari della Lav di Bari, ci rimane tanta amarezza ma soprattutto voglia di scoprire chi sia colui che ha potuto compiere un’azione del genere. Nel quartiere c’è chi ci fa sapere che ci sono stati casi di avvelenamento di cani, oltre ad altre violenze su gatti randagi.


Qua c’è tanta gente che ama follemente gli animali, prendendosene cura, e tanta che li ammazzerebbe. Per questo ho paura di somministrare cibo ai randagi, perché temo che se si dovessero stabilizzare qui li avvelenerebbero” ci racconta rammaricata l’animalista che ha lanciato l’allarme su fb.


Ora io vorrei ricordare a chi per un attimo pensa di poter compiere una violenza simile, o a colui che ha ammazzato quella povera gatta innocente che da luglio del 2004, con la riforma del Codice penale, maltrattare gli animali è diventato un vero e proprio reato.

La legge 20 luglio 2004 n. 189, art. 544-bis. – (Uccisione di animali) recita: “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni”. Per questo si continuerà a cercare il colpevole e ad attenzionare la zona.

Per quanto riguarda la gestione fallimentare del problema randagismo da parte dell’amministrazione Conte e ancor prima di quella Viola, trovo sia indecoroso oltre che immorale il disinteresse all’argomento. Mai un cenno durante un consiglio comunale, non un presa di coscienza del problema, anche solo per sbaglio, da parte di politici che piuttosto preferiscono spendere circa 200mila euro annui per il mantenimento di cani randagi presso una struttura torittese.

Ma del resto, si sa, gli animali non creano business, se non macellati!