Editoriale. Resti di animali per strada: bruttezza dell’uomo che si crede dio!

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E poi per le strade di Palo vedi scene che neanche nella Bombay più degradata vedresti mai. Quelle immagini che la dicono lunga sulla società globale, simbolo di squallore e pochezza morale. Pezzi di corpi per strada, sì, di animale ma pur sempre corpi!

Teste di vittime sacrificate per soddisfare l’ingordigia umana e poi buttate in un sacco nero dell’immondizia, smembrate e dilaniate da cani randagi (che al contrario dell’uomo lottano per la sopravvivenza).

C’è chi obietterebbe che è la dura legge della vita (come se vivessimo in una jungla!) o la catena alimentare, ma che almeno si abbia quella decenza, che dovrebbe andare  di pari passo con la morale, di smaltire nella maniera opportuna certi ‘rifiuti’. Il paradosso di una civiltà dissacrante: la vita che diventa morte brutale, della quale però ci si ciba e poi si trasforma in rifiuti. Per utilizzare una citazione letteraria oserei dire “l’umano sistema fognario”!

Saranno scarti di un macellaio poco attento e confuso dal nuovo sistema di raccolta differenziata?  tracce di macellazioni abusive (non mi sorprenderei date le ultime notizie sulle macellazioni fai da te!)? Sta di fatto che camminare per le strade di un paese e inciampare nei resti di cadaveri è l’ultimo stadio di una società in declino, il nichilismo dell’etica umana, il simbolo della bruttezza interiore di un uomo che si crede un dio e sta morendo sotto i duri colpi di una Natura stanca di essere stuprata e svilita.

L’unica cosa che potrebbe rincuorare in tutto questo disagio umano è che gli organi competenti possano risalire a colui che ha smaltito in maniera impropria quegli scarti e sanzionarlo. D’altro canto ridurre la questione a “è organico, indifferenziato o rifiuto speciale?” è ancora più triste se si pensa che una volta quei ‘rifiuti’ avevano un’anima, respiravano, piangevano, amavano, procreavano e allattavano esattamente come un essere umano.