I 25 anni di sacerdozio di don Vincenzo Rizzi

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“Dove sono gli altri della comunità?” Questa è stata la domanda che don Vincenzo Rizzi, il parroco che ha condiviso con la nostra comunità parrocchiale dodici anni della sua vita pastorale ha posto a Raffaella mezz’ora prima dell’inizio della celebrazione di ringraziamento per i suoi venticinque anni di sacerdozio.

“Non preoccuparti stanno arrivando!” Una risposta ferma, sicura. Lui ha ribattuto con un sorriso emozionato e felice. Eppure molti di noi, presenti a Mola non avevamo preso accordi per raggiungere la chiesa di San Giovanni insieme.

In quella risposta c’era una sfida già vinta, sapeva di non rischiare. Il cuore di molti della nostra comunità parrocchiale sarebbe giunto per quella occasione con il fisico e con la preghiera. Un tributo che ogni persona presente ha dato per un legame che don Vincenzo, seppur lontano, non ha mai spezzato.

La concelebrazione è stata emozionante, molti sacerdoti e amici di vecchia data pregavano per lui con gioia, la sua stessa gioia che traspariva dal suo sguardo attento a chi era convenuto.

Il Vescovo ha sottolineato l’importanza dell’obbedienza e della disponibilità senza riserve che don Vincenzo ha mostrato nelle realtà in cui ha lavorato e vissuto.

Quando ci ha visti, durante il momento finale della celebrazione e al momento di festa fraterna la sua gioia è stata piena. Ha ringraziato tutti, anche i non presenti fisicamente. Si è accorto che non è stato lasciato senza eredità di relazioni, perchè basate semplicemente sul bene.

Ha avuto anche lui la possibilità di raccogliere “i frutti buoni”di una terra (la nostra comunità) che oggi dopo anni e diverse mani ha prodotto, e che nel progetto di Dio, anche don Vincenzo ha contribuito nel tempo che ha condiviso con noi a lavorare e seminare.

Quando i cuori iniziano a battere per la gioia dei fratelli non di sangue, quando scendono lacrime per il dolore di familiari legati a noi dalla parentela in Cristo e quando si è presenti con la preghiera, convinti che questa sia un’arma potente contro la solitudine e il pensiero di non servire più a nessuno, allora si può essere convinti come Raffaella che, una comunità c’è e si realizza nell’istante stesso in cui si rinnova un personale e quotidiano sì al progetto di Dio, nulla di più. E’ una certezza più che matematica, oseremmo dire irrazionale come l’Amore. Comunità è una parola viva e reale, non una parola tabù.